Competenze per essere un leader.
Leggendo la storia di Mark Costa, amm.re delegato della Eastman Chemical Company, grandissima multinazionale, sono rimasta colpita da una sua dichiarazione riguardante la più grande paura nello svolgere quel ruolo:
non sapere cosa succede in azienda.
Questo perché aveva lavorato sodo per far capire ai suoi dipendenti che quel che voleva era la verità: buona, cattiva, brutta o deludente che fosse.
“Perché un leader deve essere disponibile a rendersi vulnerabile e non temere di parlare dei propri errori, in modo che gli altri si sentano a proprio agio quando si tratta di segnalare i loro”.
Mi ha colpito perché mi è successo di lavorare con un team all’interno del quale è emersa una verità totalmente sconosciuta all’imprenditore.
O forse, più che sconosciuta, l’imprenditore sapeva ma non voleva vedere e riconoscere.

Aver paura di uscire dalla propria area di comfort.
E guardare da diverse prospettive ed angolazioni.
Ecco perché, nell’obiettivo condiviso inizialmente con lui sul nostro percorso di formazione, non era stato in grado di partecipare alla definizione di quell’obiettivo, lasciando ai dipendenti la scelta di lavorare su qualcosa che li avrebbe incuriositi a livello di crescita personale.
Va bene anche questa scelta quando si è consapevoli che qualsiasi cosa emerga la si affronti insieme in chiave costruttiva.
Infatti, lavorando con il team e con persone che singolarmente esprimono talento e voglia di miglioramento, per noi è fondamentale creare fiducia e far sì che le persone si aprano e lascino emergere i problemi che minacciano la loro sicurezza psicologica e la motivazione a raggiungere livelli di eccellenza.
Dopo aver rilevato diversi aspetti importanti insieme al team di Menti Pratiche, ci siamo fermati per condividere con il capo come proseguire le attività di formazione. Abbiamo ritenuto necessario farlo perché poteva essere, per lui, una nuova opportunità di conoscere aspetti dei suoi collaboratori funzionali ad aiutarli a crescere e lavorare meglio.
Ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire…
e davanti a questa verità, non solo è rimasto incredulo di scoprire che oltre la porta del suo ufficio le persone manifestavano idee, malumori e tensioni ed avevano paura di affrontarle per trasformare costruttivamente, ma ha agito subdolamente per avvicinare singolarmente alle sue simpatie ogni collaboratore.
Avremmo potuto continuare a lavorare senza condividere con lui quanto era emerso?
Se avessimo avuto a cuore soltanto il nostro interesse economico l’avremmo fatto.
Ma a cosa sarebbe servito?
A cosa serve la formazione di un team se chi guida l’azienda non conosce come lavorano i suoi collaboratori?
Avremmo lavorato contro i nostri valori e la nostra etica e ci saremo sentiti parte di un sistema “malato” e collusi con chi lo perpetuava.
Alla luce di questa esperienza, ogni volta che mi imbatto in imprenditori simili rinuncio volentieri all’incarico!
Le competenze di un Leader
Un leader per essere definito tale deve necessariamente avere, per me, la capacità di affrontare il rischio di ammettere i propri errori e farsi aiutare a dichiararli e trasformarli in opportunità di apprendimento e crescita.