Avevo appena venticinque anni quando ho iniziato a pensare di diventare Coach. O meglio, ancora non sapevo e non si parlava di questo genere di figura professionale, ma sapevo che mi piaceva parlare con le persone; soprattutto ascoltare e rendermi utile.
Sono passati tanti anni, sono stata imprenditrice e tante altre cose, e mi ritrovo qui.

Soprattutto mi ritrovo a rispondere ad una domanda frequente; una domanda che spesso non viene fatta ad alta voce ma è comunque insistente.
Ed è una domanda alla quale vale la pena di rispondere. Non solo per chi ti sta davanti (il cliente) ma soprattutto per Te.
In questo caso per me, per presentarmi come Coach ma soprattutto per vivere il mio lavoro con la giusta consapevolezza e con il giusto entusiasmo.

Veniamo alla domanda (brutale): sono migliore degli altri?

Sino a quando non ho trovato la risposta, te ne parlo tra pochissimo, mi sono nascosta dietro mille definizioni.
Ogni tanto capitava che in una cena qualcuno tirava fuori l’argomento.
“Parla con Viviana di quel problema…” ed io avrei voluto farmi tanto piccola da sparire.

La verità è che sono un coach, amo il mio lavoro, non vorrei fare nient’altro che questo ma non mi piace la definizione o ciò che alcuni pensano che sia.
Soprattutto non mi piace l’idea (diffusa ed implicita ma sbagliata) che ci sia qualcuno che non sa fare una cosa e qualcun altro che invece abbia tutte le risposte.
Non mi piace perché qui non si parla di ricamare all’uncinetto o fare siti web ma si parla di vita.

Come può esserci qualcuno più bravo di te a vivere ed a vivere la tua vita?

No, sinceramente, se dovessi avere solo clienti più “scarsi” di me avrei scelto di fare altro.
La verità è diversa. La verità è che ognuno è bravo con la vita degli altri e questo, che non è un luogo comune o necessariamente un male, è vero perché la maggior parte delle volte vede il tutto in maniera più lucida e distaccata.

Il successo di un coach, qualunque sia l’ambito e l’obiettivo, è dato dal “farsi piccolo e poco ingombrante”. Tanto da far venire fuori il potenziale.
Ed insomma, volendolo spiegare in modo semplice, il risultato è dato da quanto sei bravo tu più che io (o qualsiasi altro coach).

Phil Jackson non è mai arrivato ai livelli di Michael Jordan o Kobe Bryant eppure è stato un allenatore eccezionale ed il loro stesso allenatore.
Si tratta di ascoltare ed aspettare che il tuo interlocutore trovi le risposte. Risposte che spesso neanche l’allenatore (o io, o il coach) saprebbe trovare.

Insomma la verità come amo ripetere e diceva Terzani è che:

L’unico vero maestro non è in nessuna foresta, in nessuna capanna, in nessuna caverna di ghiaccio dell’Himalaya… E’ dentro di noi!

La verità è che spesso, quasi sempre, sei più bravo tu di me. E la mia bravura (e quella del coach) è avere solo la pazienza, l’indole, le domande giuste per farla venire fuori.