E’ capitato anche a te di scegliere di leggere un libro nuovo piuttosto che rileggere da capo un libro già letto?

Per me, patologicamente curiosa, è una abitudine, anche se mi riprometto continuamente di riaprire libri bellissimi che giacciono in compagnia di altri libri già letti.

Ecco, è lì che mi frega… già letto.

Ma che significa già letto?

Di certo passato molto tempo si ricordano soltanto quelle parti che ci hanno colpito in quel momento. Ma tutto il resto, che significato potrebbe avere oggi?

Spesso convinti di conoscere ci precludiamo la possibilità di imparare ancora e osservare senza condizionamenti le infinite sfumature di quello che abbiamo intorno.

I libri per questo ci offrono l’opportunità di imparare nuovi significati nelle parole già lette, riportando luce tra le pagine di una memoria annebbiata… ed è questa la metafora che voglio utilizzare.

Mi è successo in questa estate, calda di incertezze e piena di dettagli, e mi piace credere che sia stato il libro a chiamarmi:

“Ehi, sono ancora qua… mi vedi?”

Quel piccolo libricino scritto un secolo fa ha ancora qualcosa da dirmi.

Siddharta.

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Ricordavo i passaggi, i personaggi, e a grandi linee la storia ma oggi il messaggio che ascolto , in questa storia densa di vita, è diverso.

D’altronde non può che essere così; la mia mente non è la stessa di 20 anni fa.

Il mio modo di ascoltare è cambiato ed è grazie alla mia di crescita professionale e umana, che riesco a cogliere, anche nella lettura, una nuova bellezza.

Ascoltare, ecco…soltanto ascoltare senza fretta, eliminando tutti i rumori del già letto, già visto, già fatto, già conosciuto.

Un allenamento indispensabile per riscoprire la bellezza in tutto quello che ci circonda, persino nelle persone che spesso, ci illudiamo di conoscere talmente bene, da arrivare a darle per scontate.

Le persone ci sono, sono lì, le conosciamo.

Come i libri già letti.

Basterebbe lasciarsi risvegliare dalla curiosità per scoprire che tutto il nostro sapere può assumere forme e colori nuovi.

Appagherebbe quel senso di infinita ricerca verso la novità, che spesso ci affligge e ci rende insoddisfatti qualsiasi cosa ci capiti.

Ascoltare per il piacere di ascoltare, senza un fine ma con intenzione sincera di essere presenti all’altro, in qualsiasi forma si presenti.

Siddharta in questo insegna.

Dopo tanto cercare trova, in un uomo semplice che vive felice di non sapere, il valore di fermarsi e non cercare più nulla, perché il tempo non esiste.

Esiste il qui e ora, il presente che scorre e la sensazione di essere in un flusso in continuo movimento, in un fiume che è sempre lo stesso ma non è mai uguale.

Forse, penso io, sentirsi ascoltati ci permette di liberare l’ansia senza volto e senza nome che talvolta ci afferra intrappolandoci nei pensieri privi di luce.

…egli sapeva ascoltare come pochi… parlando sentiva come accogliesse in sé le sue parole, tranquillo, aperto, tutto in attesa, e non ne perdesse una, non ne aspettasse una con impazienza, non vi annettesse né lode né biasimo:

semplicemente, ascoltava.

Imbattersi in un simile ascoltatore è una fortuna, affondare la propria vita nel suo cuore, i propri affanni, la propria ansia di sapere.

Anche tu hai ritrovato un libro già letto riscoprendolo?

Se è così mi piacerebbe conoscere il titolo del tuo libro!